THE CALL OF THE WILD *
Del nomade passato nostalgia spezza del viver nostro le catene, e dal nebbioso sonno ove dormia desto lo slancio ferino rinviene.
Jack London
Associazioni libere non consequenziali e semiserie sul vivere il Grande Ovest.
Il grande equivoco: nell’immaginario collettivo l’America (sinoddeche per Stati Uniti) è un ciclopico ammasso di torri in vetroresina, galattici snodi autostradali e ovviamente fiumi di “soft drinks”. Si obietterà prova a negarlo. Diciamo che ciò è vero nella misura in cui ogni italiano suona il mandolino o canta all’opera. Non solo generalizzare è sempre e comunque errato, ma combattere un luogo comune è sempre impresa titanica. Una porzione sterminata del pur già sterminato paese conosciuto come United States è oltremodo desertica, sottopopolata in relazione ad ogni standard europeo e il mito ultratecnologico è appannaggio a tutti gli effetti delle solite megalopoli che nell’immagine mitica del popolo sono il paese. Una breve escursione nel Wyoming o nel New Mexico potrebbe chiarire definitivamente il concetto.
I nativi o secondo il grande geografo gli indiani. Sorvolando sul fatto che Colombo non era decisamente tagliato in “orienteering” prendendo i proverbiali fischi per fiaschi, nella comune visione di massa si identificano i cosiddetti “indiani americani” come degli idioti urlanti a cavallo all’inseguimento delle diligenze. Immagine peraltro legata ad un periodo storico recente oltrechè minata da tonnellate d’immondizia filmica (John Ford incluso) che non ha senz’altro aiutato ad una reale comprensione di un popolo tanto vilipeso. Pertanto a chi volesse appressarsi al Grande Ovest è caldamente raccomandata un’approfondita documentazione sugli “anasazi” ovvero “gli antichi” che hanno magnificamente permeato con la loro arte questi incantevoli luoghi oltre che delle popolazioni dette “pueblo”. Una visita a “Mesa Verde” o al “Canyon de Chelly” senza conoscere la cultura “anasazi” è appagante come ascoltare la tetralogia senza conoscere “Wagner”.
Il turista, qui e adesso. Mangiare da Mac o bere litri di soft drinks nè tantomeno vestire “american way” aiutano in alcun modo ad empatizzare con i grandi paesaggi americani e la loro cultura, anzi. Storditi da troppo manzo o bollicine si potrebbe pretendere di vivere Zion (gioiello di tonitruante splendore) con tre clic tre da qualche punto panoramico per salvare i piedini e le gambine da qualche doverosa-faticosa camminata/arrampicata.
Vivere: approcciare con reverenziale e silente rispetto queste cattedrali. Centellinare mete e tempo. Respirare in simbiosi con le meraviglie tutte intorno in una totale mancanza di fretta, in una pace quasi zen. Dimenticare l’orologio è salutare, non voler strafare è auspicabile. Non comportarsi come l’affamato davanti ad un banchetto luculliano: un’indigestione potrebbe rivelarsi letale! Ma soprattutto non scimmiottare pedissequamente uno “Way of living” a base di “junk food/drink/dress” suggerito a saurighe dimensioni dai media o dal peggior cinema, prontamente importato, tarato su modelli pre/adolescenziali.
Documentarsi please! Imperativo categorico documentarsi! Il bipede “oddio e adesso che fotografo?” si auspica in via d’estinzione. Al turista “niente escursioni a piedi” sentite condoglianze: la stragrande maggioranza dei parchi pretende, esige, obbliga ad intraprendere almeno un trail a qualsiasi essere minimamente senziente. Accontentarsi della magnifica cornice è decisamente poco, fermarsi al “Visitor Center” di Zion, Kolob Section, Bryce, Grand Canyon, e via enumerando è scandaloso. Dimenticavo non mettetevi in tiro o peggio profumatevi, agli animali non interessa minimamente. Cercate di resistere alla tentazione di deturpare, sporcare o peggio; sembra un pleonasmo, purtroppo duemila anni d’evoluzione non si dimostrano bastanti.
Nullus enim locus sine genio est.
Servius
Poichè ai turbamenti della memoria sono legate le intermittenze del cuore.
Marcel Proust
N.D.R. : Nell’ottobre 2001 furono scritti diversi articoli su commissione espressamente per la rete. Lo scopo di questi articoli, fu quello di documentare, a seguito di incresciosi fatti, il comportamento del classico turista (italiano e non) in terra statunitense. Uno di questi “The Call of the Wild”, dopo sette anni si è dimostrato ancora attuale; specie dopo la lettura di un certo “newsgroup” in tema sui viaggi in USA.



